Giovan Battista Tiepolo
(Venezia 1696 – Madrid 1770)

Il sacrificio di Isacco

1719 ca – olio su tela, cm. 220 x 364

È nella guida alle pitture di Venezia di Antonio Maria Zanetti (1733) la prima menzione di questo capolavoro giovanile di Giovan Battista Tiepolo: «Il quadro con la Probatica Piscina è di mano di Gregorio Lazzarini. Sopra il detto, il Sacrificio d’Abramo è del Tiepolo».

Giovan Battista Tiepolo - Il sacrificio di Isacco

Abbiamo dunque una testimonianza attendibile e di “prima mano” da parte di uno dei più noti storiografi del Settecento veneziano, sulla presenza di un Tiepolo giovanissimo che muove i primi passi in uno dei più importanti edifici sacri di Venezia, la chiesa di Santa Maria dei Derelitti (o dell’Ospedaletto), affrontando un tema di storia veterotestamentaria, unico, in questo ciclo di pennacchi e di dipinti che arredano la chiesa, assieme alla Consacrazione d’Isaia al ministero profetico di Giovan Battista Bellotti.

L’azione, che sappiamo svolgersi sulla sommità di un monte, sembra piuttosto ambientata in un luogo angusto del quale non si leggono i contorni; le figure del vecchio Abramo e del giovane Isacco si adattano a stento nello stretto spazio, quasi strisciando sul fianco, l’una contrapposta all’altra, in modo tale che la testa del padre viene a trovarsi immediatamente al di sopra di quella del figlio, sdraiato con le braccia conserte e con gli occhi chiusi, ad attendere passivamente il triste destino che Dio ha voluto per lui.

L’angelo scivola improvvisamente all’interno di questa “capsula” spaziale sospinto dalla luce che proviene dalle sue spalle, cogliendo alla sprovvista Abramo la cui reazione, all’apparizione dell’angelo mandato dal Signore, appare quasi sconcertante: si volge d’improvviso verso di lui con un’espressione quasi adirata del volto. Non vi è nulla di rasserenante nella composizione; non viene messa in evidenza la sofferenza del vecchio padre nel dover sacrificare il figlio e il carattere provvidenziale e salvifico dell’intervento divino: il volto del vecchio patriarca è quasi deformato da una smorfia di rabbia feroce.

Basandosi sulla testimonianza dello Zanetti e sull’altrettanto preziosa menzione di Vincenzo Da Canal che nella biografia di Gregorio Lazzarini (1732) ci informa sulla partecipazione del Tiepolo alla realizzazione del ciclo di «Appostoli che in età d’anni diciannove, dipinse sopra le nicchie della chiesa dell’Ospedaletto», gli studiosi hanno considerato unanimemente autografa la tela, oggi visibile nella quarta arcata destra della chiesa di Santa Maria dei Derelitti, sopra il pulpito (e non più sopra il dipinto del Lazzarini, dov’era in origine).

Per quanto riguarda la datazione, sembra ipotizzabile che la realizzazione del Sacrificio di Isacco abbia seguito di pochi anni quella degli apostoli Tommaso e Giovanni, dipinti dal Tiepolo nel 1715-1716, dato che nella costruzione compositiva del “sacrificio” si può leggere una maggiore maturità nell’impiego dei mezzi pittorici e nella resa delle figure: il colore è più caldo, fermentante, la forma più salda, plasmata, in risalti netti, costruiti per mezzo di un gioco organico di ombra e luce.

Notevole è il ritmo compositivo che il pittore riesce a imprimere allo svolgimento dell’azione, soprattutto tenendo conto dei pesanti limiti che il formato della tela (un soprarco, o pennacchio, come è d’uso chiamarlo) imponeva alla libertà d’invenzione del giovane, talentuoso artista che, in questa sua assai precoce opera pittorica, rivela ancora un’adesione ai modi della corrente artistica “tenebrosa” (ovvero tardobarocca) di Federico Bencovich, di Giovan Battista Piazzetta, di Johann Carl Loth e, ancor più, un particolare ricordo della pittura fermentante e dinamica di Johann Liss e del suo capolavoro veneziano per la chiesa dei Tolentini con San Girolamo e l’angelo.

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