Barbaria de le Tole, Castello 6691

Complesso dell’Ospedaletto

Chiesa di Santa Maria dei Derelitti, Scala dei Sardi, Cortile delle Quattro Stagioni e Sala della Musica.

Gli “Ospedaletti” (o “Ospizi”) furono la più antica istituzione di ricovero per anziani, vedove, orfane, indigenti, creata a Venezia. Si fa risalire addirittura al 975-978 la fondazione della prima istituzione di tal genere per volontà dal doge Pietro Orseolo I nei pressi del Campanile di San Marco. Nel 1581 l’ospizio venne abbattuto per far posto all’imponente edificio delle Procuratie Nuove e trasferito a San Gallo fino al 1878.

A questa prima istituzione ne seguirono molte altre fra le quali anche l’Ospedale di Santa Maria dei Derelitti (comunemente detto Ospedaletto), uno dei più importanti in città, inserito nel gruppo degli “Ospitali maggiori” insieme agli Incurabili, la Pietà e i Mendicanti. La sua costruzione si fa risalite al 1517, «ai SS. Giovanni e Paolo, in un luogo che, dagli esercizi militari, era chiamato il Bersaglio […]».

La fondazione fu voluta da un gruppo di privati cittadini: i documenti ci rendono noti i nomi di Bartolomeo Marci, Bartolomeo Boniparte e Luigi Marzari ai quali, ben presto, si aggiunsero Cerusico Gualtieri e Girolamo Emiliani (o Miani), fondatore dell’Ordine dei Somaschi. Questi benemeriti benefattori fecero costruire, in un primo tempo, semplici tettoie per il riparo dei bisognosi facendole in seguito sostituire da baracche di legno che consentivano un miglior ricovero per appestati, donne e bambini abbandonati.

Le strutture provvisorie lasciarono gradualmente il posto a permanenti costruzioni in pietra che cominciarono a prender forma a partire dal 1529: prima furono edificati i reparti per gli uomini, le donne e i bambini e poi, a partire dal 1575, iniziò la costruzione della chiesa dedicata a Santa Maria dei Derelitti alla cui progettazione è legato anche il nome di Andrea Palladio.

Da quel momento iniziò il periodo più prospero per questa struttura: arricchita da cospicui lasciti, cominciò ad assumere l’odierna forma architettonica.

Chiesa di Santa Maria dei Derelitti

Nel 1666 il celebre architetto Sardi costruì le “Fabbriche Nuove” e la famosa scala a chiocciola interna alla struttura. Sempre nella seconda metà del Seicento, grazie al cospicuo lascito del merciaio Bartolomeo Cargnoni, prese avvio una nuova stagione decorativa: nel tardo XVII secolo fu edificata la stravagante facciata barocca di Baldassare Longhena (1671), il quale operò anche all’interno della chiesa aggiungendo all’altare maggiore l’attuale tabernacolo a tempietto.

Internamente l’edificio sacro venne abbellito da nuove statue e nuovi altari ma, soprattutto, da dipinti, pale d’altare e pennacchi che decorano i soprarchi realizzati da alcuni tra gli artisti più noti dell’epoca: Johann Carl Loth, Pietro Liberi, Antonio Molinari, Gregorio Lazzarini, Giovan Battista Tiepolo, Giovan Battista Piazzetta, Nicola Grassi – solo per citarne alcuni.

Il Complesso dell’Ospedaletto divenne famoso per il coro delle “putte” (ragazze in dialetto veneziano), giovani fanciulle dalle grandi doti canore che per bravura rivaleggiarono a lungo con il Coro della Pietà diretto da Antonio Vivaldi. Si deve alla loro notorietà la decisione di costruire, nel 1777, la Sala della Musica (luogo che, in breve tempo, divenne un punto di riferimento di grande rilievo).

Uno degli ultimi interventi nella chiesa di Santa Maria dei Derelitti si data al 1905 quando il pittore Giuseppe Cherubini realizzò il soffitto della chiesa con un stile a metà strada fra la tradizione settecentesca e la belle époque.

Il Complesso dell’Ospedaletto divenne famoso per il coro delle “putte” (ragazze in dialetto veneziano), giovani fanciulle dalle grandi doti canore che per bravura rivaleggiarono a lungo con il Coro della Pietà diretto da Antonio Vivaldi.

Scala del Sardi e Cortile delle Quattro Stagioni

L’architetto Baldassare Longhena, dalla seconda metà del Seicento, si era aperto la strada di proto dell’Ospedaletto spodestando di fatto l’architetto Giuseppe Sardi che, per diversi anni, aveva portato avanti la complessa ristrutturazione delle fabbriche dell’Ospedale culminata nella geniale creazione della scala ellittica nell’ala nuova dell’istituto che risale agli anni 1664-1666.

Nella scala il Sardi riprendeva il motivo classico, tipicamente palladiano, della scala a forma ovale, utilizzando però il moderno gusto barocco.

Presto venne a crearsi fra l’architetto e i committenti un rapporto alquanto difficile che portò i Governatori a scindere il contratto con il Sardi decidendo di sostituirlo con il Longhena per la realizzazione del Cortile delle Quattro Stagioni del 1667: lo spazio venne pensato per dare respiro agli alloggi delle ragazze ospiti (per lo più musiciste) cui si dovevano gli splendidi concerti per cui l’Ospedaletto era famoso.

Sala della Musica

La vita musicale dell’Ospedaletto nel XVIII secolo si arricchì di un altro gioiello destinato a funzioni di rappresentanza ed intrattenimento di personaggi illustri veneziani e forestieri in visita alla città: la Sala della Musica, dall’acustica perfetta, realizzata fra il 1776 e il 1777 al primo piano, sull’area originariamente destinata alle cucine del complesso.

Il progetto scelto dai governatori per la costruzione di questo elegante saloncino fu quello dell’architetto Francesco Patron, il quale optò per una pianta ellittica smussando e arrotondando gli angoli con l’apertura di finte porte con l’accesso decentrato e discreto: accorgimenti pensati per creare un effetto sorpresa e una illusionistica dilatazione dello spazio.

Gli artisti che diedero vita alle splendide scene ispirate al mondo musicale furono Jacopo Guarana con la collaborazione del “quadraturista” Agostino Mengozzi Colonna, rappresentanti di quella tradizione pittorica che nel XVIII secolo aveva raggiunto il massimo splendore grazie al Tiepolo. Sul soffitto Guarana dipinse la rappresentazione allegorica del Trionfo della Musica tra monocromi mentre nella parete di fondo compare Apollo circondato dalle putte del coro.

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